In questi due workshops, di 4 giorni ciascuno, sono stati esplorati diversi temi. Alcuni di questi sono elencati qui sotto. Gli workshops sono stati frequentati soprattutto da insegnanti e persone che hanno studiato calligrafia da molti anni. Sono stata molto colpita dall'abilità di ciascuno di esplorare nuovi modi di guardare alla scrittura e alla calligrafia, lavorando come se stessero ricominciando gli studi da capo!
Un sincero grazie a tutti, è stata un'esperienza veramente arricchente!
Firme:
Come l'avvento dei caratteri mobili diede impulso alla scrittura a mano, così l'era digitale rende qualsiasi segno scritto a mano un inestimabile traccia di umanità. Qualsiasi nota scritta a mano, una parola cancellata o anche uno scarabocchio hanno un notevole impatto su di noi. Le firme sono un campo quasi inesplorato di sperimentazione, se le osserviamo semplicemente come segni visivi della personalità (anche collettiva). La tag, spesso presente nel campo visivo della nostra vita quotidiana, è una forma speciale di firma non utilizzabile nei documenti legali.
L'importanza della scrittura a mano:
- La leggibilità è fondamentale. Cosa succede se le lettere non sono leggibili? Possono ancora comunicare qualcosa? Cosa comunica la scrittura illeggibile? Ha un senso? Se si, qual'è il suo valore?
- Cos'è la scrittura a mano? Definiamola, mettiamola a confronto con tipografia, calligrafia e disegno e cerchiamo di individuare le differenze.
- Se la scrittura a mano ha dei valori che non possono essere sostituiti dalla tipografia, possiamo identificare questi valori?
Scrittura come espressione culturale:
La performance perfetta di una bellissima lettera contro un errore, un segno incerto, una parola cancellata, uno scarabocchio su una parola sbagliata. Un'espressione di dubbio e insicurezza può essere di grande vitalità e sensibilità. Se l'arte della scrittura a mano è gesto dell'espressione di se, quest'arte deve abbracciare l'onestà e non solo la performance, la vitalità piuttosto che la perfezione.
L'immagine del libro aperto è di Franke Dierman.
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